“Il sangue della terra”. Happining di Peppe Ferraro e Giovanni Izzo da un progetto di Enzo Battarra e Giuseppe Coppola per Terre Blu

Scritto il 19.07.2013

Legame primitivo tra il corpo e il mondo e strumento di assimilazione di qualità fisiche e psicologiche, il cibo rappresenta un elemento di estrema importanza nella storia dei popoli, nella cultura non solo materiale delle civiltà assieme agli utensili che ne declinano la preparazione e il consumo, assieme ai riti che ne fanno un momento di socializzazione. Dietro la funzione sociale del condividere la stessa mensa è possibile intravedere le tracce di un suo potere ancestrale e magico. I rituali di condivisione si apparentano a una rappresentazione e la sua assunzione diventa interiorizzazione, traslando dal piano fisico a quello metafisico e filosofico. L’happening di Peppe Ferraro, concepita durante un set fotografico della sua installazione assieme a Giovanni Izzo, fotografo e raffinato testimone della terra Felix maledetta e ferita a morte, realizzato grazie alla disponibilità di Battista Marello, artista, parroco e custode delle tradizioni e dell’identità culturale di San Leucio, è il secondo tassello di un mosaico articolato e complesso che si snoda sul territorio della provincia di Caserta, momento significativo del progetto “Cene interrotte” ideato e curato per Terre Blu da a Enzo Battarra e Giuseppe Coppola (il primo evento ha visto impegnati gli allievi dell’Istituto Alberghiero Galileo Ferraris di Caserta e lo chef Michele Campolattano in una kermesse gastronomica interamente dedicata alle “cene” realizzate dagli artisti). “La croce – afferma Giuseppe Coppola –, emblema antichissimo di unione tra umano e divino (orizzontale e verticale che si incontrano in un centro), assunta dal cristianesimo come simbolo di redenzione, di una passione che è morte e rigenerazione e dunque anche passione amorosa, diventa nell’installazione di Peppe Ferraro icona da realizzare utilizzando doghe di botti che si intersecano alla confluenza di utensili di terra, cotti nel forno e smaltati nel rosso del sangue e del vino; rappresentazione del vino come sangue della terra; simbolo di ebbrezza estatica e riconciliazione dell’uomo con la terra e col Dio, con lo spirito attraverso il corpo. E’ questo il significato più profondo del cibo che si fa oggetto di arte e design essendo già, esso stesso, oggetto filosofico e corpo commestibile.”

Peppe Ferraro, esponente di spicco di quegli anni Settanta nei quali i riflettori della stampa e della critica nazionale erano accesi sull’attività di sperimentazione e di avanguardia che la nostra provincia esprimeva in campo artistico, ha lavorato per un anno presso Terre Blu alla realizzazione di quattro installazione dedicate rispettivamente al pane, al vino, all’olio e ai germogli.

Promosso da Terre Blu e sostenuto dalla Confapi, dal Dipartimento di Architettura e Design della SUN e dall’Ordine degli Architetti, il progetto “Cene interrotte” coinvolge gli artefici più rappresentativi di quel periodo nella realizzazione di ideali e metaforiche “cene filosofiche” (che sono in realtà installazioni ed opere d’arte) concepite a confine tra food-design e arti visive, tutte realizzate direttamente nello studio Terre Blu dagli artisti invitati, luogo di workshop sperimentali e laboratorio di approfondimento sulla ceramica e l’innovazione dei linguaggi artistici ed espressivi. Il progetto si configura come revisione critica e storicizzazione di un periodo particolarmente fecondo per l’arte contemporanea in provincia di Caserta e in Campania, del quale recupera e restituisce tutta la sua attualità e la sua carica ancora dirompente proponendo nuove e importanti esposizioni all’interno dei più significativi edifici storico-artistici del territorio, oggetto di un volume di prossima pubblicazione curato da Enzo Battarra e Giuseppe Coppola. La tavola, luogo di incontro tra cibi, culture, identità, luogo di relazioni amorose, sociali, economiche, si configura così alla confluenza tra i sistemi dell’arte, dell’architettura, del design, della comunicazione e costituisce un modello teorico e culturale in grado di riprodurre e reinventare i luoghi reali e i sistemi complessi che caratterizzano la contemporaneità e la storia, i territori, le relazioni. Il rapporto tra cibo e arte, ben lontano da essere esercizio formale separato dal contesto socio-economico, può allora disvelare significati latenti e apparentamenti tra abitudini alimentari e comportamenti sociali e diventare non solo espressione culturale di un territorio, ma anche strumento di valorizzazione e promozione economica e turistica dello stesso.

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