Francesco Geremia al vertice della Cna Caserta

"Drammatica la crisi delle imprese. Abbiamo bisogno fondamentalmente di politiche di sviluppo"

Scritto il 11.02.2013

Resistere, ma cambiando atteggiamento. Questa la parola d’ordine del segretario della Cna Caserta Francesco Geremia che non nasconde le sue preoccupazioni per la drammatica crisi finanziaria delle imprese che impone scelte immediate. Presidente, la crisi sembra entrata nella sua fase più difficile come affrontarla? La crisi resta è si mostra per quello che è. E’ una crisi di sistema che pesa enormemente sul nostro Paese e dentro il nostro Paese sui sistemi territoriali e produttivi più deboli. Purtroppo, una di queste realtà fortemente colpita è la provincia di Caserta che continua a perdere strutture economiche e produttive. Anche se la Camera di Commercio registra qualche iscrizione in più, bisogna pur dire che queste sono legate alla necessità di inventarsi un lavoro e in ogni caso la dimensione imprese, qui da noi resta estremamente ridotta. Purtroppo, una fase come questa non consente passaggi successivi, anche perché i consumi interni sono fortemente diminuiti. L’unica possibilità di recuperare sono i mercati internazionali. Bisogna, però, anche dire che questo tipo di impresa fa molta fatica a strutturare il rapporto con quella dimensione di mercato e tra l’altro non è neanche propensa a stabilire rapporti di sistema tra le imprese, ovvero reti, aggregazioni o altro. Tutto questo è dovuto ad un atteggiamento culturale individualista. In più dobbiamo aggiungere che la nostra provincia non ha risolto problemi strutturali di vecchia data, la crisi qui morde ancora di più. Cosa fare, allora, presidente per recuperare il gap che si è creato? Abbiamo bisogno di dinamiche più generali in controtendenza rispetto alla situazione attuale. Certo, dobbiamo attendere che il Paese risolva i problemi e che l’Europa risolva le questioni di cui si sta tanto discutendo in questo periodo. La dimensione politica dell’Europa è una fase indispensabile e speriamo che nei prossimi giorni o al massimo settimane si definisca su questa prospettiva un atteggiamento un po’ più responsabile da parte di diversi governi dei Paesi europei. Cosa spetta al territorio in termini di atti responsabilità? Abbiamo bisogno fondamentalmente di politiche di sviluppo e i segnali in questo senso sono estremamente deboli. La Regione al momento è ferma, non da meno la Provincia che continua con difficoltà a definire quale è il compito che le spetta su un territorio così complesso come il nostro. Queste cose rendono la situazione ancora più grave. Chiediamo un atteggiamento di maggiore responsabilità nei confronti delle piccole e medie imprese che ci rappresentano sui mercati internazionali. Bisogna in ogni caso recuperare l’identità e riposizionare la nostra provincia dentro un processo di sviluppo moderno puntando sulla posizione geografica, immaginando la realizzazione di un sistema di trasporti funzionale rispetto anche al rapporto nord-sud del Paese. Inoltre, per quanto riguarda le istituzioni abbiamo bisogno di recuperare sul piano del riassetto del territorio. Dal punto di vista della qualità urbana e più in generale della qualità territoriale che è uno degli elementi fondamentali dello sviluppo. Richiamare, dunque, alla responsabilità tutti? C’è bisogno di un gioco di squadra. Bisogna essere disposti anche a ritornare ad apprendere, poiché nel processo produttivo va messa maggiore conoscenza e saperi, recuperare dimestichezza con le nuove tecnologie e c’è  bisogno di mettere in atto una responsabilità sociale da parte delle imprese, come elemento fondamentale del rapporto delle imprese con il territorio. Come si realizza tutto questo? Tutti insieme dovremmo darci un’idea. La storia recente di questo territorio ci racconta di una crescita importante perché c’era la politica, le istituzioni e pezzi di imprenditoria che operavano per l’industrializzazione del territorio. Tutti vivevano la consapevolezza che si era dentro un percorso di sviluppo e di crescita, c’era un concorso di volontà da parte di tutti. Quel processo si è però interrotto e da quel momento in poi, Caserta non è stata più in grado di ridarsi questa prospettiva, non solo per propria responsabilità. Ora bisogna partire proprio da qui! I bisogna costruire degli esempi. In che senso presidente? Parliamo, innanzitutto, di criminalità organizzata. Si fa sempre molta retorica su questo argomento. Si dice che la camorra è nel sistema economico, nel sistema istituzionale, le vicende di connivenza politica-camorra sono note e quotidiane. Ma se Caserta e la sua provincia non risolvono questa drammatica questione, qualsiasi ipotesi di sviluppo sarà negata. A questo punto bisogna essere molto determinati e dire basta a tutte queste situazioni, così come allo spreco delle risorse pubbliche, basta all’uso del territorio spesso spregiudicato che non ha mai messo a valore le bellezze naturali di questa terra. Su questi fatti è possibile reimmaginare la composizione di un sistema sociale di qualità ma anche processi lunghi di crescita e sviluppo della provincia e dentro queste dinamiche anche il mondo imprenditoriale che noi rappresentiamo con l’impresa artigiana, che è quella che ha più rapporti con il territorio, può ritrovare nuove ed importanti novità, oltre che motivazioni. Ovviamente ci aspettiamo nuove ed efficaci riforme. Questo mondo, infatti, non è più in grado di sostenere la competizione scorretta di chi lavora a nero, degli abusivi, di chi non rispetta le regole. Non si possono più avere i ritardi finora lamentati. Non si può più sostenere il peso della burocrazia che nel Mezzogiorno è ancora più pesante, né possiamo più tollerare l’atteggiamento del sistema bancario nei confronti delle imprese del nostro comparto con richieste estremamente pesanti sulle garanzie. E’ una denuncia presidente? Certo, credo che il sistema bancario non possa non porsi il problema di come partecipare al pari delle altre istituzioni allo sviluppo del territorio. In questo processo che lei ha descritto, che ruolo ha la formazione e, quindi, le Università? Bisogna dire che molta responsabilità va attribuita anche al sistema formativo e al ruolo delle Università che devono vivere con intensità la dimensione del territorio, noi ne abbiamo bisogno perché sono loro che hanno il sapere e devono trovare il modo per trasferire la conoscenza. Quali allora le soluzioni che la Cna ha cercato di trovare? Innanzitutto, relativamente al credito c’è un nostro consorzio fidi grazie al quale negli ultimi due anni siamo riusciti a far fronte a molte richieste e in questo senso preziosa è stata anche la misura sul credito adottata dalla Camera di Commercio. La Cna organizza poi dei percorsi formativi, grazie all’ Ecipa, Ente Confederale di Istruzione Professionale per Artigianato e Piccole Imprese. Offriamo assistenza fiscale, attraverso CnaCaf, ma anche consulenza a giovani o ai pensionati. Quindi, attraverso Epasa,  il patronato della Cna per la tutela sociale a favore degli artigiani e delle loro famiglie, si interviene, gratuitamente, per la richiesta di tutte le prestazioni previdenziali e assicurative previste dalla legge sui patronati.

Fonte: Il Denaro

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