Coldiretti. Gianni Lisi: “Una pasta tutta italiana per combattere la crisi e valorizzare il territorio”

Scritto il 12.02.2013

Una pasta tutta italiana per combattere la crisi e valorizzare il territorio. E’ questa la nuova sfida di Coldiretti che in questo modo punta a valorizzare esclusivamente il territorio. E a darne conferma è il direttore della Coldiretti di Caserta Gianni Lisi, romano d’origine, ma ormai trapiantato nel capoluogo di Terra di Lavoro da qualche anno. Lisi spiega che “si tratta del frutto della prima esperienza innovativa di co-imprenditorialità che taglia la filiera e garantisce una più equa ripartizione del valore aggiunto generato da un prodotto di una superiore bontà, qualità e sicurezza. L’iniziativa invero – evidenzia il direttore – è di Coldiretti, Coop e Legacoop Agroalimentare che hanno deciso di scegliere il prodotto-simbolo della cucina nazionale per avviare una collaborazione senza precedenti, con l’obiettivo di dimostrare come mettendo a sistema gli elementi distintivi del Paese si possano trovare occasioni di crescita trasformando dichiarati punti di debolezza in altrettanti punti di forza”. Perché 100%? Perché 100% italiano è il grano, 100% italiani sono i luoghi di produzione e vendita, 100% italiani sono gli imprenditori, le più grandi organizzazioni dei produttori agricoli e della distribuzione italiana. Quali le caratteristiche di questa pasta? La nuova pasta ha un enorme impatto ambientale, economico e nutrizionale. La produzione nazionale della materia prima e la sua lavorazione esclusivamente in Italia consente di salvare dall’abbandono interi territori situati in aree difficili nel sud del Paese, ma anche di garantire occupazione e reddito ad agricoltori e lavoratori in un momento di crisi. Ma c’è altro ancora? La pasta di altissima qualità della filiera agricola italiana nasce dal grano coltivato nei campi degli agricoltori della Coldiretti e arriva negli scaffali degli oltre 1400 punti vendita di Coop con il marchio unico 100% Italia: 5 formati di pasta di grano duro trafilata al bronzo, essiccazione lenta, qualità ottima, no ogm. Il primo di una linea che a regime includerà altri prodotti eccellenti della tradizione gastronomica italiana. Direttore Lisi parliamo del progetto chilometro zero, promosso da Coldiretti? Certo, è diventato in poco tempo parte della cultura e dell’esperienza collettiva, è una vera e propria strategia, comunicativa, produttiva e commerciale che richiama e ripropone il nesso inscindibile tra i prodotti e il territorio, che è la base, ma soprattutto la forza dell’agricoltura nostrana. Naturalmente  non è la risposta a tutti i problemi dell’agricoltura italiana, ma bisogna dire che la rende sicuramente più forte nel contribuire a costruire una fiducia reciproca, un’alleanza tra l’agricoltura e la società, tra i produttori e i consumatori nel segno della prossimità ma anche della trasparenza, della tracciabilità e del territorio. Direttore con quale spirito viene portato avanti il progetto chilometro zero? Sicuramente quello di richiamare l’attenzione dei consumatori sul valore dei prodotti e sul loro territorio di provenienza, proponendo di accorciare il più possibile la distanza tra il luogo di acquisto e di consumo. Dunque, al centro una produzione attenta all’ambiente? Non solo. Sicura, di qualità, nel rispetto dei valori culturali, sociali e paesaggistici che il territorio esprime. E ancora l’etica e la responsabilità sociale. Si tratta in buona sostanza di un progetto concepito e realizzato con l’intenzione di accrescere contemporaneamente la responsabilità dei produttori e la consapevolezza dei consumatori su questi aspetti, consolidando, così tra questi attori, un rapporto di fiducia, che si è perduto. Questo progetto si fonda sulla filiera corta. Che significa? E’ questo un termine che racchiude un insieme eterogeneo di pratiche volte a valorizzare il rapporto diretto tra produttori e consumatori, con l’obbiettivo di costruire una filiera più razionale e controllata, diminuendo il numero degli intermediari e riducendo il percorso che le merci compiono per giungere al consumatore, con effetti positivi tanto sulla qualità e sul prezzo dei prodotti, che sullo sviluppo delle imprese agricole, sullo sviluppo locale e rurale e sugli equilibri ambientali e teritoriali. Quali sono gli strumenti indispensabili per la realizzazione del progetto chilometro zero? Senza dubbio lo sviluppo di articolazioni originali per l’offerta dei prodotti che facilitino il contatto diretto tra produttori e consumatori, la conoscenza da parte dell’acquirente e la penetrazione sul mercato di prodotti tipici e tradizionali. A chi si rivolge la filiera corta? A chiunque voglia promuovere, consapevolmente, processi di produzione, nel rispetto dell’ambiente e delle imprese che operano e vivono sul territorio, e quindi, oltre che ai consumatori, anche agli operatori economici, come, ad esempio, i ristoratori. Sotto il profilo economico e sociale chi privilegia la filiera corta? Sicuramente le imprese a conduzione familiare, preservandone l’identità e la sopravvivenza e contribuendo, così, al mantenimento della vitalità stessa del territorio. Infatti, si tratta di un modello agricolo che consente all’imprenditore agricolo una migliore valutazione delle necessità del consumatore, favorendo la differenziazione dell’offerta in funzione della domanda e la promozione di varietà locali e di metodi produttivi tradizionali. Inoltre, e non è cosa da poco, la diffusione della filiera corta consente ai produttori agricoli di essere anche attori principali della vita urbana, protagonisti di un cambiamento che li riscopre e li rimette al centro di uno sviluppo realmente sostenibile e consente, nel contempo, di preservare gli spazi rurali che, nel percorso di integrazione con le aree urbane, devono essere tutelati da fenomeni di agglomerazione urbanistica e di conurbazione che ne minerebbero l’identità. L’etichettatura è uno dei principali obiettivi di Coldiretti? La filiera corta, consolidata dal progetto Campagna Amica, è firmata direttamente dagli agricoltori, che con un’etichettatura chiara ci mettono la faccia. Chi entra nelle nostre botteghe sa che il prodotto è made in Italy, controllato e certificato. Ma questo non basta: è necessaria una maggiore vigilanza, regole più severe. Quali sono le principali produzioni di eccellenza in Terra di Lavoro? La provincia di Caserta vanta ancora prodotti distintivi nell’ortofrutta, come le mele annurche, per non parlare di altri settori quali l’olio Dop Terre Aurunche ed alcune produzioni vinicole di qualità, che si stanno consolidando nella ristorazione e nella distribuzione a livello nazionale. Ma in assoluto è la mozzarella di bufala che rappresenta meglio di ogni altro prodotto tipico la nostra provincia nel mondo, grazie anche ai controlli ed alla qualità garantiti dal Consorzio Tutela e dal Comitato paritetico. Quali sono le principali esigenze del settore? Non servono grandi strutture, forse solo un polo agro-alimentare, una piattaforma logistica in grado di accorciare i tempi di trasporto e di distribuzione, facilitata dalla presenza di snodi autostradali in provincia di Caserta.

Fonte: Il Denaro

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