Anna Rita Gattuso: “Come ho cambiato il modo di comunicare”

Scritto il 10.02.2013

Superata la soglia dei suoi primi 40 anni, Anna Rita Gattuso è una web strategist di primo piano, specialista anche in web reputation marketing, ideatrice di numerose piattaforme web di successo.

“Mi occupo di internet e comunicazione dal 1999. Dopo anni passati come sviluppatore web, ho iniziato ad appassionarmi di social media marketing e web marketing strategico. La parola strategico può sembrare molto ambiziosa e in effetti lo è, ma è proprio questo il bello del mio mestiere, cerco ogni giorno di studiare strategie di web marketing vincenti per i miei clienti. In un mondo in cui qualche vecchio saggio racconta che non esiste più il posto di lavoro fisso, credo di rappresentare appieno la categoria di coloro che il lavoro devono inventarselo giorno dopo giorno, con sacrificio, con passione e con una enorme voglia di creare qualcosa di buono”.

Il social networking come ha cambiato il modo di comunicare?

“C’è una terribile confusione su questo tema. C’è confusione nel capire cosa sia internet e cosa sia web o rete, c’è confusione nel paragonare un social network con un media tradizionale, addirittura non c’è la piena coscienza del fatto che stiamo parlando di fenomeni in movimento, in ebollizione, in veloce modificazione. Manca inoltre la contestualizzazione sociale e molti non riescono a trovare elementi di raccordo con  la visione antropologica e sociale del fenomeno”.

Quali le conseguenze?

“La cosa grave è che la totale sottovalutazione del fenomeno è proprio da parte di chi, esperto del settore, dovrebbe invece avvicinarsi, leggere e capire. C’è chi peggio ancora cerca di sottomettere il social networking alle metriche e alle metodologie applicative del marketing, soprattutto quello di vecchio stampo, come se lo si potesse vendere come servizio aggiunto, come fosse uno strumento per la fidelizzazione di massa dei clienti, con strategie di branding buone più per una pasticceria o una fabbrica di scarpe che non un vero processo di cambiamento sociale. Da qui la colpevole ignoranza di chi non è in grado di identificare il social networking come l’ulteriore step nella scala evolutiva umana”.

E le distorsioni del fenomeno?

“Ci si attiene perciò alle prestazioni, ai numeri, alle conversioni in termini di contatti, di viste, di mi piace, piuttosto che alle esperienze. Si cerca di standardizzare il sapere e il comportamento per allinearsi ai principi del marketing per sottoporre gli individui a protocolli codificati in termini di tipologie comportamentali. Il social networking non è questo e non lo è nemmeno Facebook. Di fatto nemmeno Zuckerberg sa esattamente cosa ha tra le mani se non una grande macchina per fabbricare soldi. Ma è solo una parte della realtà. Quello che c’è dentro alla scatola, il vero fenomeno, il mondo enorme di relazioni e di condivisioni è tutto da studiare, veniamo costretti ad avere fede nell’oggettività del dato emerso dal protocollo, veniamo assoggettati al comportamento che il protocollo richiede come fossimo delle compliance, come in una sorta di meccanicismo dominante per amministrare le persone con le cose, i protocolli, i contatti, i numeri, i followers … Ma in questo modo si arriva a una pericolosa sottovalutazione e depauperamento dell’esperienza e della parola”.

Sono riflessioni molto avanzate. La trovo un’interpretazione innovativa dell’uso dei media. Ed è proprio stimolante indagare il rapporto tra esperienza e parola.

“Ecco dov’è la rivoluzione del social networking: la relazione perfetta tra parola ed esperienza. Il network diventa il luogo ideale per la condivisione di emozioni, esperienze e parole. Soprattutto diventa il luogo perfetto dove l’esperienza diventa fonte di informazioni per tanti altri perché si innesca un processo di valorizzazione dell’esperienza stessa che diventa piacere, piacere di farsi riconoscere (autocoscienza e identificazione del sé), piacere nell’alimentare aspirazioni comuni e favorire sviluppo sociale e capacità creativa. Ecco il fatto antropologico! È nella natura umana condividere le esperienze. Anzi! Proprio grazie alla spinta di questa pulsione emotiva, profonda e ancestrale, è nata la parola, poi la scrittura, poi la diffusione mediatica di massa attraverso tv, fotografia, cinema e radio (comunicazione audiovisiva archiviabile). Ed è nel network che si crea il più grande insieme di memoria collettiva, irreversibile, che la storia umana abbia mai conosciuto. Oggi nel web è presente tutto di noi”.

Vogliamo trarre le conclusioni, sintetizzando lo stato attuale?

“Il social networking è sempre esistito. Una volta c’erano l’agorà, la piazza, i bagni pubblici, le terme, i fori, i bar, i locali, i circoli culturali, i pub, i club. Ci sono ancora. La grande differenza è che su Facebook o su Twitter, o nella blogosfera o tutti questi insieme, si muovono miliardi di persone contemporaneamente, in modo illogico, anche irrazionale, ma interconnesse. La differenza è qui, sostanziale, semplice, lineare e rivoluzionaria”.

Fonte: Insider Magazine

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