Alessandro Diana, al vertice delle toghe sammaritane

Scritto il 11.02.2013

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il sesto in Italia per carico di lavoro, rischia seriamente il collasso. L’ultima tegola abbattutasi sulla già difficile situazione giudiziaria sammaritana è quella relativa ai tagli delle sedi giudiziarie distaccate del Palazzo di Giustizia sammaritano. Gli avvocati di Santa Maria Capua Vetere non ci stanno e annunciano battaglia. Il presidente dell’Ordine Alessandro Diana, al vertice delle toghe sammaritane dal febbraio scorso, non nasconde la sua amarezza: “Contestiamo il progetto studiato dal capo del Dipartimento per l’organizzazione giudiziaria di via Arenula, Luigi Birritteri, la cui logica dell’accorpamento presuppone la cessazione di uffici distaccati che in provincia di Caserta sono rappresentati da sedi come Marcianise, Piedimonte Matese e Carinola. In questo modo non si tiene conto, in alcun modo, delle conseguenze locali che, in Terra di Lavoro, aggraverebbero la situazione. Presidente, l’Ordine sammaritano si è reso promotore presso l’Ordine di Napoli di un forum allargato a tutti gli ordini forensi del distretto per dibattere su questo tema. Sì, è vero, abbiamo deciso di riunirci ai rappresentanti dell’avvocatura di Napoli, Benevento, Avellino, Nola, Torre Annunziata, Sant’Angelo dei Lombardi e Ariano Irpino che stanno vivendo la stessa situazione. La riunione allargata si dovrebbe tenere il prossimo martedì 19 giugno a Napoli e successivamente i rappresentanti degli organi forensi incontreranno il presidente della Regione, Stefano Caldoro. Si pensa, infatti, ad un intervento economico di Palazzo Santa Lucia per scongiurare la chiusura di alcune sedi giudiziarie. Presidente, perché l’ordine forense sammaritano è contrario al piano dei tagli delle sedi? Innanzitutto, perché rischia di comportare solo diseconomie per la giustizia. Abbiamo rivolto un invito al presidente della Corte di Appello di Napoli e al presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere affinché sostengano le giuste rivendicazioni del Consiglio dell’Ordine presso le competenti sedi ministeriali. Alcune settimane fa, l’ordine forense ha inviato il testo di una delibera a tutti i parlamentari della provincia di Caserta per invitarli ad adottare le necessarie iniziative nelle sedi istituzionali per contrastare ogni atto che preveda la chiusura delle sedi. La loro soppressione  determinerà solo confusione, ingolfamento di uffici, ulteriori rallentamenti e rinvii nella trattazione dei procedimenti civili e penali. Le conseguenze sul piano dell’efficienza del servizio e delle aspettative di giustizia che i nostri cittadini rivendicano sarebbero tremende e darebbero il colpo, forse decisivo, alla credibilità della giustizia in Terra di Lavoro. Una situazione del resto già più volte denunciata? Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere è tribunale di prima linea, si trova in terra di camorra. Giustamente l’ex Ministro degli Interni, Maroni, è andato fiero dell’applicazione nella nostra provincia del cosiddetto “modello Caserta”, ovvero aver disposto un aumento delle forze di polizia, maggiormente coordinate e provviste di sofisticati sistemi di indagine per la cattura dei latitanti, aver conseguito un numero rilevante di arresti, di blitz e di sequestri di beni di provenienza illecita. La particolare e giusta attenzione alla nostra Provincia ha determinato di conseguenza un forte aumento dell’attività di repressione e la Dda di Napoli, con la sua meritoria attività, ha istruito tutta una serie di processi a carico di esponenti dei clan del territorio che oggi pendono innanzi all’Autorità Giudiziaria di questo Tribunale. Per la mole e il numero di tali processi – la cui trattazione è prioritaria – e per il numero assolutamente insufficiente dei magistrati del settore giudicante, l’attività giurisdizionale cosiddetta ordinaria subisce notevoli ritardi. A questo di aggiungono le deficienze strutturali del Tribunale, sede penale e sede civile, il numero dei magistrati assegnati, assolutamente inferiore rispetto a quello previsto, la mancanza del personale amministrativo, in numero inferiore rispetto alle necessità reali. La sua elezione nel febbraio scorso ha segnato una svolta decisiva per l’Ordine. Voglia di cambiamento? Il Consiglio che si è insediato dopo una dura e aspra campagna elettorale che ha visto la vittoria della lista “Avvocati per il cambiamento” rappresenta un’assoluta novità rispetto ai Consigli che ci hanno preceduto. Né si può ignorare il ricambio generazionale che le ultime elezioni hanno determinato. La nostra azione è ora orientata a conseguire effettivamente quel cambiamento che la classe ha voluto, cambiamento di stile, di decisioni e di relazioni. L’Ordine sta mantenendo le promesse fatte anche in occasione del suo insediamento, presidente? Certo! Innanzitutto, abbiamo ridotto del quaranta per cento la tassa dovuta all’ordine forense per la richiesta dell’abilitazione al patrocinio dei Praticanti avvocati. In particolare, la tassa per la richiesta dell’abilitazione al patrocinio è stata ridotta da 160 a 100 euro. Ma stiamo facendo dell’altro in questa direzione con l’obiettivo di abbattere le spese e privilegiare politiche di riduzione dei costi. Ricordo, infatti, che è stata deliberata la riduzione per il 2013 di 20 euro per ciascuna quota annuale dovuta al Consiglio da praticanti, praticanti abilitati, dagli avvocati e dai cassazionisti, riservandosi all’esito dell’approvazione del bilancio consuntivo per il 2012, con previsione 2013, di apportare un’ulteriore riduzione alle quote per l’anno 2014, privilegiando in ogni caso i più giovani. La riduzione determinerà un mancato introito per l’ordine forense di oltre 121 mila euro, facendo abbassare a 782 mila euro il totale delle quote annuali rispetto ai 904 mila euro previsti. Peraltro è un risultato che va in linea con il programma presentato all’elettorato forense perché fra le finalità ineludibili e prioritarie dell’azione di governo del nuovo consiglio c’è sicuramente la riduzione dei costi della professione e il contenimento delle spese. Altro tema sul quale avete rivolto l’attenzione. Presidente, è quello della formazione professionale. E’ vero, abbiamo intenzione di incrementarla e consentire ad ogni iscritto, nel rispetto del regolamento del Consiglio Nazionale Forense, di partecipare ai corsi che ritiene opportuni e validi, ovunque essi si svolgano, previa valutazione positiva da parte del Consiglio dell’offerta formativa del corso e delle modalità di registrazione delle presenze allo stesso. In questo senso fondamentale è il rapporto con l’Università, un importante serbatoio da cui attingere. Nel consiglio, oltre al presidente Diana siedono gli avvocati Rosanna Raucci, Alfonso Quarto, Franco Buco, Angela Del Vecchio, Carlo Grillo, Raffaele Boccagna, Gabriele Amodio, Pierluigi Basile, Patrizia Manna, Vincenzo Agata, Guido Lombardo, Antonio Mirra, Elio Sticco e Ivan Zoff. Segretario del consiglio è l’avvocatessa Angela Del Vecchio mentre le funzioni di tesoriere sono affidate all’avvocato Carlo Grillo.

Fonte: Il Denaro

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